La Filosofia della Coscienza (Italian)

La Filosofia della Coscienza

Una ricerca nella natura ed evoluzione della coscienza attraverso le lenti di vari filosofi, culminante con la filosofia sperimentale di Sri Aurobindo.


Dettagli del libro

Autore: Rod Hemsell

Lunghezza del documento: 250 pagine

Traduttore: Anandamaya

Collaboratori: Anandamaya, Krishna

Libro disponibile nei formati: Pdf, ePub, Kindle

Lingua: Italiano


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Conetnuti

  • RINGRAZIAMENTI
  • NOTA DEL TRADUTTORE
  • PREFAZIONE
  • INTRODUZIONE

PARTE I – DALL’EPISTEMIOLOGIA ALLA FENOMENOLOGIA

  • Lettura 1
  • Lettura 2
  • Lettura 3
  • Lettura 4

PARTE II – DALLA SCIENZA ALLA COSMOLOGIA

  • Lettura 5
  • Lettura 6
  • Lettura 7
  • Lettura 8

PARTE III – HEGEL E SRI AUROBINDO

  • Lettura 9
  • Lettura 10
  • Lettura 11
  • Lettura 12

SUPPLEMENTO – SAVITRI E LA FILOSOFIA DELLA COSCIENZA

  • 1 La visione ispirata di Sri Aurobindo dell’esistenza e scopo della coscienza
  • 2 Sruti e la Filosofia dello Yoga
    Riguardo all’Autore

Esempio

La Filosofia della Coscienza

Perché facciamo filosofia? Lo scopo della filosofia è di realizzare il Bene. il Vero, il Bello, la Saggezza, la Felicità, la liberazione dall’ignoranza. La filosofia non è un gioco accademico. La filosofia è un’attività umana del più elevato livello. Cerca di integrare questo organismo individuale con quel piano universale dell’esistenza che contiene tutte le potenzialità nella loro perfezione, nelle forme assolute, le forme dell’Idea. Quel piano di potenzialità è conosciuto nel buddismo come Sambhogakaya; nel cristianesimo come la Parola, il Logos, la Mente Divina. Nell’induismo è la Madre Divina, la Mahashakti, Mahat. Nel buddismo questa trinità dei piani del trascendente, dell’universale e dell’individuale è conosciuta come Dharmakaya, Sambhogakaya, Nirmanakaya. Nella filosofia di Sri Aurobindo il piano più elevato è il Sé, Atman, Purushottama, nel mezzo si trova la Mahashakti, la Divina Supermente, Mahat, e il terzo è l’Anima, il Jivatma. Noi siamo incarnazioni di questi tre principi. Nella cristianità questa trinità è chiamata il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questa è una comprensione universale presente in tutti i sistemi di antica saggezza. Sri Aurobindo parla spesso del Trascendente, dell’Universale e dell’Individuale. Basando la sua filosofia sulla Isha e Kena Upanishad lui dice che l’individuale deve universalizzarsi per poter conoscere il Trascendente. Non può essere conosciuto in modo diretto. Il trascendente è l’Inconocibile. Ma può essere conosciuto attraverso i suoi poteri di manifestazione: la Bellezza, la Verità, l’Amore, l’Armonia, l’Ordine, la Perfezione. Se conosciamo questi poteri allora attraverso di essi possiamo avere un’intuizione della loro origine illimitata e sconosciuta, che non può mai essere conosciuta in sé. Noi non possiamo conoscere Quello. È inconoscibile. Così nella Kena Upanishad gli dei, Indra, Vayu ed Agni chiedono ‘qual’è l’origine della mia mente, della mia vita, della mia energia? Chi è che è la parola della mia parola, la mente della mia mente, la vita della mia vita?’ Il dio Agni, che è l’energia di ogni forma, il conoscitore di ogni nascita, non può rispondere a questa domanda, “qual’è la mia origine?”. È qualcosa che va oltre. Vayu, la forza stessa di vita, non può rispondere alla domanda. Perfino la più elevata mente illuminata, Indra, non può conoscere la sua stessa origine, perché è inconoscibile. Perfino la sua incomparabile conoscenza illuminata ha un’origine oltre sé stessa. Perfino questi esseri universali sanno che non sono l’origine delle loro stesse forze. E lottano per rispondere a questa domanda. Così si rivolgono alla Madre Divina, che muove il suo dito indicando l’oltre. E allora gli dei vedono. Ma perfino quei poteri ultimi e principi non possono entrare in Quello. Le Upanishad ci dicono perciò, che se noi rivolgiamo queste energie presenti in noi verso la loro origine, allora possiamo conoscere Quello attraverso di loro. E questo ci libera dalle nostre limitazioni dell’esistenza relativa.